Due Anni o Quasi 10. Il Collirio

il collirio

“L’operazione è andata benissimo”, dice la dottoressa consegnandomi Gilda avvolta nel suo tappetino colorato. Sudaticcia, la lingua fuori e del tutto priva di sensi. Respira, penso, almeno respira ancora. La portiamo a casa in un silenzio di tomba. Ci aspettano alcune settimane di sacrifici e di notevole impegno dato che ci sono diverse medicine da prendere in diversi momenti della giornata. Poi ci sono i colliri, ne dobbiamo dare mezza dozzina dalle sei del mattino fino a mezzanotte. Ogni tre giorni è necessaria una visita di controllo. Gilda non si muove. Non emette un suono né un lamento. Non è più la piccola impertinente che si infila nel lettone e ti fa feste a non finire reclamando coccole. La prima volta che ti chiedi cosa è successo e che pensi che non sarà più come prima, non la scordi. Non ci fai caso perché non vuoi pensarci ma non la scordi. Non è questione di pietà ma di consapevolezza. La mia vita è in quell’esserino peloso con gli occhi dolci. Gli occhi. Non ci sono più. Una pallina di vetro vuota a sinistra, un acquario in miniatura pieno di sangue a destra. Mi tormento pensando che non sarà mai più come prima ma poi mi dico che lei merita discorsi diversi da questi. E’ che non vedo un miglioramento. Non uno. Dopo ogni visita di controllo sembra che, invece di migliorare, la piccola stia peggio. L’istinto mi dice una cosa, la testa un’altra. Gilda è come una figlia, non mi vergogno a dirlo. Vederla sempre nascosta da qualche parte mi fa venire pensieri sempre più brutti.

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