Due Anni o Quasi 06. Il Canile

Il canile

“In galera non si sta così male”, mi fa Ragù mentre entriamo in canile. Ragù è un ragazzo tunisino in carcere qui in Italia per problemi di droga. Ma in Tunisia ha accoltellato un uomo potente, è scappato e teme che lui possa scovarlo e farlo ammazzare. Così preferisce stare in prigione. Ogni giorno lo portano al canile insieme ad altri detenuti e qui può passare alcune ore in libertà vigilata a fare lavori socialmente utili insieme a me. Lo chiamano Ragù ma si chiama Raouf. Dopo che gli ho raccontato di Beatrice, mi spiega che oggi al canile si taglia l’erba. Il mio compito è raccogliere le cacche dei cani prima che lui tagli l’erba. Mi sembra un buon inizio. Al canile municipale ci sono quasi 200 cani. Circa un terzo sono in isolamento o sotto cure mediche in una struttura laterale inaccessibile da personale non autorizzato. Il resto sono suddivisi in celle da uno o due cani, dipende dalla taglia, dalla pericolosità e dal carattere. Le celle sono raggruppate in blocchi da quattro. Ogni blocco ha un giardino esterno in cui i cani passeggiano, socializzano, interagiscono e soddisfano i bisogni corporali. Io raccolgo questi ultimi con una paletta attaccata a un palo di legno, metto gli escrementi in un sacchetto che poi butto in un bidone. Mentre mi occupo delle defecazioni canine, devo svuotare il sacchetto di raccolta dell’erba del tosaerba e portarlo nell’apposito bidone. Quando i bidoni sono pieni, li sistemo nel camioncino del canile. Capisco l’importanza fondamentale del togliere le cacche prima che passi il tosaerba nel momento in cui stacco il sacchetto di raccolta dell’erba e l’odore è lo stesso del sacchetto della cacca. Un circolo vizioso in cui, se non raccogli bene la cacca prima dell’erba, tutto puzza di cacca e erba. In effetti quando esco dal canile e torno a casa di Beatrice, ho addosso un odore imbarazzante.

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