Due Anni o Quasi 05. La Casa

Arrivo in negozio e ho in testa Marco. Faccio l’estetista in centro. Non è il lavoro che sognavo da bambina ma è meglio che restare senza corrente elettrica e senza cibo. Amo l’arte e le ho dedicato la mia adolescenza. Ma c’erano altri piani per me e così sono finita qui. Tra una ceretta e l’altra rivivo il film dell’incontro con Marco, della serata passata insieme e di stamattina con Gilda che gli lecca la faccia e lui che le fa il verso. Mi ha chiesto se poteva restare come se fosse stata Gilda a chiederlo. Subdolo rubacuori. E’ deciso, lo scrittore senza patente resta. Non intendo pensare troppo. Non stavolta. Io e Gilda stabiliamo chi rimane e chi va via. Almeno in questa casa. La nostra casetta. Riempita di cose e ancora un po’ vuota. Piccola ma perfetta per noi due. È Gilda che mi ha visto piangere e disperarmi. Mortificarmi e risorgere. Con lei provo a ricominciare. A crederci almeno. La forza di un cane è che ti restituisce affetto e niente più. Non ti aiuta nel pagare le bollette o nel decidere che lavoro fare. Non ti telefona per chiederti se hai bisogno di soldi o per chiederti se può usare la macchina. Non ti sussurra parole d’amore né ti aiuta a fare la valigia. È solo un cane. Un meraviglioso cane a cui donare tutto l’amore che si ha dentro. Perché lei, Gilda, ti restituirà tutto questo amore ogni volta senza mai lamentarsi. Mi viene da sorridere al pensiero che uno come Marco vada a fare volontariato al canile.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

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